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Terraferma-TI: il Ticino che va a Chios per la dignità dei rifugiati

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La moneta, tra scambio e dominazione

Reinventare la moneta. Destinata a facilitare la circolazione dei beni, la moneta (o meglio l’uso che se ne fa) diventa un ostacolo. È giunto il momento di reinventarla. Alcuni spunti di riflessione per ridarle la sua funzione.

Nella storia dell’uomo, molto tempo fa, la moneta fu inventata per favorire lo scambio. La scelta di uno standard di misura permise allora di aggirare la scomodità del baratto puro. Alle merci deperibili, e in fondo non ben divisibili come il bestiame, si preferì ricorrere a supporti divisibili e duraturi come i metalli. Grazie alla moneta, facilitare gli scambi ebbe l’effetto di moltiplicarli. Ne seguì un fenomeno di astrazione, poi la dematerializzazione, ciò che – dopo la prima guerra mondiale – condusse all’abbandono del sistema basato sul gold standard e allo sganciamento dell’oro dal dollaro, intervenuto nel 1971. Oggi ci troviamo di fronte a una moneta che in pratica è diventata totalmente virtuale, trasmessa dai supporti elettronici che le permettono di circolare all’istante, 24 ore su 24, nei quattro angoli del pianeta.

Ma questo riguarda solo una piccola minoranza di persone, per le quali la moneta adempie effettivamente la funzione primaria di facilitare lo scambio. Essa rappresenta però un freno per coloro che non hanno denaro o ne hanno poco, ad esempio i tre miliardi di esseri umani che non hanno accesso al sistema bancario. Ecco un capovolgimento paradossale: come è possibile che persone animate dalla capacità e dal desiderio di scambiare, di creare delle attività, non possano farlo solo per mancanza di mezzi monetari? Un paradosso che risulta dal processo di «feticizzazione», che consiste nel dare alla moneta il valore originariamente attribuito allo scambio tra gli esseri umani. Feticizzazione accentuata dal fatto di coniare le monete con i metalli preziosi, ciò che ha fatto credere che la moneta di per sé costituisse una ricchezza, così come affermava il mercantilismo denunciato dall’economista Adam Smith.

Ed è proprio in questo senso che la moneta rivela la sua faccia oscura: da vettore di scambio, diventa uno strumento di dominazione. La rarità, creata artificialmente dagli attori in posizione dominante, obbliga i dominati ad utilizzare solamente una debole parte del loro potenziale di scambio e di attività.

Questo problema è tanto più acuto oggi che l’economia mondiale è doppiamente minacciata: da una carenza di moneta da un lato, e dall’eccesso dall’altro. Nel primo caso (carenza) si tratta di povertà, di miseria e delle lo- ro conseguenze distruttrici, che ogni dieci anni le istituzioni internazionali promettono di sradicare. Ma poiché esse combattono i sintomi del male piuttosto che le cause, le promesse restano lettera morta1. Il secondo caso (eccesso) tende al rigonfiamento totalmente sproporzionato della «bolla finanziaria» che fa circolare una quantità sproporzionata di moneta rispetto ai beni e ai servizi realmente scambiati. Negli Stati Uniti, il rapporto è di 40 a 1.
Più lo spazio e il tempo coperti dalla moneta sono lontani (scambi da lontano e tesaurizzazione in vista di utilizzi futuri), più la moneta integra delle «garanzie di diffidenza», in particolare da parte dei possessori di moneta nei confronti dei più poveri, e più la moneta diventerà uno strumento di dominazione, e cioè un freno allo scambio per coloro che non ne possiedono o ne possiedono poca.
Questo problema conduce a due vie di riforma che, più che sostitutive, possono essere complementari. La prima via, più radicale, consiste nella riorganizzazione comune delle valute più importanti – a cominciare dall’euro – e dei sistemi degli attori che le creano, le raccolgono e le fanno circolare (banche centrali, banche di credito, mercati finanziari). Scopo dell’operazione: facilitare lo scam- bio, nonché il commercio nella sua versione non aggressiva. Questo approccio di un riformismo mondiale richiede ne- cessariamente l’adozione di re- golamentazioni internazionali, nonché la lotta contro i serbatoi di soldi mafiosi o terroristici che si trovano nei paradisi fiscali. Questa via richiede, inoltre, l’organizzazione di un sistema che miri a disincentivare il finanziamento di attività socialmente ed ecologicamente distruttive e/o che punti a incentivare le attività riconosciute socialmente e ecologicamente utili. Questa riforma radicale presuppone un forte impegno da parte dell’Europa attraverso una visione profondamente trasformata dell’euro. L’altro approccio, più realizzabile a breve termine, consiste nel favorire – o almeno ad autorizzare – le forme di scambio monetario o non monetario fondate sulla fiducia più che non sulla diffidenza, permettendo degli scambi vicini nello spazio e nel tempo. Questo secondo approccio ha inoltre il merito di costituire una rete di sicurezza in situazioni di grande crisi monetaria e finanziaria. Restituirebbe alla comunità democratica un potere sulla moneta, poiché l’attribuzione dei «diritti di prelievo in moneta sociale» può dipendere direttamente dalle scelte della collettività. È con questo spirito che bisogna abbordare i sistemi di scambio non monetari, le monete assegnate, i sistemi di tipo SSL (= sistemi di scambio locale) e la sperimentazione in parecchie regioni francese del SOL (= solidale).

Se la moneta ufficiale adempiesse completamente il ruolo di scambio pacificatore, non ci sarebbe bisogno di prevederne altri o di trovare altri usi. Tutti i sistemi alternativi inventati o reinventati nel corso di questi ultimi anni hanno un punto in comune: ricreano lo scambio di prossimità dal momento in cui la moneta ufficiale non adempie più a questa funzione. L’impossibilità di scambiare per insufficienza di moneta rende assurda ogni teoria, se si tiene conto del fatto che la sua funzione è proprio quella di facilitare lo scambio!

Nell’accezione classica della moneta, due elementi possono condurre lo scambio verso la rivalità e l’accaparramento. Il primo è il principio dell’interesse composto che spinge alla speculazione sul denaro stesso, dissuadendo dall’utilizzarlo come mezzo di scambio. L’altro elemento è riconducibile al fatto che la moneta ufficiale non è legata alla natura e alla finalità dello scambio. Si tratta soltanto della questione del «denaro sporco» e dei paradisi fiscali in cui circola. Oggi, finalmente i governi li denunciano, esitando tuttavia a passare delle parole ai fatti.

La caratteristica delle monete sociali come il «sol» (solidale) è quella di agire esattamente su questi due elementi. Non dando alcun interesse, non permettono la speculazione. Sono dedicate a un determinato tipo di attività o di relazioni che adempiono una funzione di utilità ecologica e sociale.

È essenziale ricordare che queste due caratteristiche sono al servizio dell’obiettivo fondamentale: dirigere la moneta verso la sua funzione pacificatrice. Le monete sociali perciò non mirano a sostituirsi alla moneta ufficiale, ciò che non sarebbe affatto realistico, ma a completarla riconducendola alla sua funzione primaria di scambio. Esercitano una pressione sulla moneta ufficiale, affinché essa diventi ancora di più un vettore del «commercio equo», come si suol dire oggi, piuttosto che di violenza sociale, o addirittura di attività a dominanza mafiosa o terroristica.

 

Patrick Viveret | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. filosofo e saggista altermondialista

Fonte: Moneta n.4 2090, pubblicato da Banca alternativa Svizzera (BAS)